Caso Paola Clemente, a processo anche il datore di lavoro

ATTUALITÀ  |  TRANI (BT)  -  venerdì 30 ottobre 2020 - 18:06

L’autopsia sul corpo della donna accertò che la morte fu causata da un infarto e in un primo momento la procura ritenne di non contestare l'omicidio colposo

di Giovanni Di Benedetto
Caso Paola Clemente, a processo anche il datore di lavoro

Anche il titolare dell'azienda di Ortofrutta di Corato, Luigi Terrone, a processo con l'accusa di omicidio colposo per la morte della bracciante agricola tarantina Paola Clemente avvenuta sotto un tendone di uva nelle campagne di Andria il 13 luglio del 2015. Inizierà davanti al tribunale di Trani il prossimo 12 febbraio mentre è attualmente in corso il dibattimento per concorso in truffa e in intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro a carico di sei persone, tra i responsabili di un’agenzia interinale di Noicattaro, la Infor group, e quelli dell’azienda che si occupava del trasporto delle braccianti dalla provincia di Taranto alle campagne del nord barese. L’autopsia sul corpo della donna accertò che la morte fu causata da un infarto e in un primo momento la procura ritenne di non contestare l'omicidio colposo, solo dopo il pm Alessandro Pesce ha chiesto il rinvio a giudizio contestando a Terrone di aver violato il contratto di lavoro somministrato che impone all’azienda utilizzatrice obblighi di informativa, formazione, addestramento e osservanza degli obblighi di prevenzione e protezione nei confronti dei lavori somministrati, oltre a garantire la tutela della salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro. Secondo l'accusa non sarebbe stata effettuata un’adeguata valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori e non erano stati adottati i provvedimenti in materia di primo soccorso. Per questo motivo, sostiene l'accusa, si sarebbe determinato un grave ritardo nella chiamata dei soccorsi causando la morte della bracciante. Secondo quanto accertato dalle indagini nelle buste paga dei lavoratori veniva “sistematicamente e consapevolmente omessa la contrattualizzazione di alcune giornate di lavoro realmente effettuate”. Emerse anche che i braccianti lavoravano "in condizioni di sfruttamento, mediante minaccia e intimidazione”. A processo ci sono Pietro Bello, direttore dell’agenzia di Noicattaro, i ragionieri Gianpietro Marinaro e Oronzo Catacchio, il titolare dell’azienda di trasporti tarantina che portava in pullman le braccianti fino ad Andria, Ciro Grassi, sua moglie Maria Lucia Marinaro e la sorella di lei Giovanna.

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